Il tuo passato su internet ti segue ovunque: un vecchio articolo di giornale, una foto imbarazzante, il tuo indirizzo su un sito di people search. In Europa esiste un rimedio specifico: il diritto all'oblio, sancito dall'articolo 17 del GDPR come diritto alla cancellazione dei dati personali. Non è una leggenda metropolitana: è un diritto che si esercita compilando un modulo. Ecco come.
Da dove nasce
La base è la sentenza Corte di Giustizia UE del 2014 (caso Google Spain c. Costeja): un cittadino spagnolo chiese di rimuovere dai risultati di Google un annuncio di asta immobiliare del 1998 relativo a un debito oramai estinto. La Corte gli diede ragione: i cittadini europei possono chiedere ai motori di ricerca la deindicizzazione dei risultati collegati al loro nome quando le informazioni sono «inadeguate, irrilevanti o non più rilevanti». Il GDPR, dal 2018, ha trasformato questa giurisprudenza in diritto codificato.
Cosa puoi chiedere, e a chi
Il diritto ha due bersagli distinti:
- I titolari del trattamento (siti, app, servizi): Puoi richiedere la cancellazione dei tuoi dati quando questi non sono più necessari per scopi per cui erano stati raccolti, quando ritiri il consenso su cui poggiava il trattamento, quando il trattamento è illecito e altri casi previsti dall'art. 17. Il titolare deve rispondere entro un mese, estendibile a tre mesi per richieste particolarmente complesse.
- I motori di ricerca: la deindicizzazione. Attenzione al punto più frainteso: Google rimuove solo il risultato di ricerca, non la pagina originale, che resta online sul sito che la ospita. Per far sparire la fonte va contattato direttamente il gestore del sito, spesso con la stessa richiesta ex art. 17.
Come presentare la domanda a Google, passo per passo
- Cerca il tuo nome su Google e annota gli URL esatti delle pagine da rimuovere
- Apri la pagina la pagina dedicata direttamente sul Centro Assistenza ufficiale Google e compila il modulo web dedicato. Servono la chiave di ricerca (il nome digitato), gli URL e il motivo della richiesta
- Allega un documento d'identità per attestare chi sei
Google valuta ogni URL singolarmente: pesa il tuo diritto alla privacy contro l'interesse pubblico a quella informazione (per questo una vecchia condanna per reato grave difficilmente verrà deindicizzata, mentre un annuncio d'asta del 1998 sì).
Se il problema sono i tuoi dati di contatto (indirizzo, telefono, email) esposti nei risultati, usa invece lo strumento dedicato accessibile sempre nel Centro Assistenza ufficiale Google. Pensato apposta per i dati identificativi, con notifiche automatiche quando spuntano nuovi risultati che ti riguardano.
Se il titolare non risponde
Scaduto il termine del mese, hai due leve: il reclamo al Garante per la protezione dei dati personali (gratuito, si presenta online su garanteprivacy.it) o l'autorità giudiziaria, con eventuale risarcimento del danno. Il reclamo funziona: i titolari seri si muovono appena lo ricevono.
Il limite del fai-da-te, e la scorciatoia
La verità scomoda: richieste manuali vanno ripetute, perché i dati tendono a riaffiorare da altre fonti, soprattutto dai data broker. È il motivo per cui sono nati i servizi di rimozione automatica:Incogni (copertura estesa anche all'Europa, con audit indipendente Deloitte), Optery (con screenshot del prima/dopo di ogni rimozione), DeleteMe e Kanary.